Assistere ad uno spettacolo teatrale, per i greci in Occidente come i Siciliani del V—III
secolo a.C., non era solo un’occasione di piacere. Man mano che i fatti, comici o tragici,
prendevano vita sulla scena, gli spettatori accedevano ad un’esperienza di identificazione
e partecipazione con gli eventi tanto forteda avvertire in sé la presenza di un dio,
dimenticando la loro individualità personale. Quel dio era il dio dell’estasi amorosa,
simposiale e, appunto, drammatica: Dioniso figlio di Zeus, tanto più venerato in
quanto garante di una vita oltre la morte. Seguire un ciclo di drammi in suo onore e
accoglierlo nel proprio petto attraverso le vicende e i personaggi valeva, agli occhi del dio,
più di molti sacrifici. Così, le maschere del teatro greco in terracotta colorata, prodotte
a Lipari tra V e III secolo e riprodotte fedelmente da Ithaca, erano insieme un simbolo
della religione professata e un dono gradito al dio,
in attesa della salvezza che costui avrebbe offerto.

Dimensioni comprese tra 6 e 8 cm
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